Tra le neve e la vita, un filo d’erba secco

agilità, potenza, resistenza ed estinzione

Ogni giornata ha la sua fotografia.
Ogni fotografia ha la sua storia.
Ogni storia ha la sua emozione.
Ogni emozione ha il suo incontro straordinario.

2019©AlCaPhoto

2130 m. s.l.m

La primavera si fa attendere. Voglia scalpitante di salire in quota, su in vetta alle alpi.

Il bollettino delle valanghe ripete da settimane grado 4, pericolo elevato, forte.

Calzo gli scarponi che stanno prendendo polvere da fine novembre. Con il sacco in spalla e la fedele macchina fotografica e anche con un po’ di incoscienza, imbocco il sentiero ancora innevato. La traccia sale e si perde nella neve che mi arriva alle ginocchia, avanzo a fatica. Impossibile continuare.

Mi fermo al limitare del bosco. L’erba primaverile si fa largo fra i blocchi di neve di una slavina, trasformando il pendio non più immacolato.

Mi siedo, pronta ad accarezzare con lo sguardo quello che la natura offre. Chiudo gli occhi. Respiro il profumo della montagna. Ascolto il silenzio.

Il martellare di un picchio su un pino cembro mi riporta alla realtà.

Apro gli occhi: imponente, maestoso, meraviglioso, uno stambecco dalle lunghissime corna si è sdraiato a pochi metri di distanza e mi osserva attento.

Sono indecisa se allontanarmi o restare immobile. Si starà domando quale tipo di predatrice affamata io sia. Rimaniamo così sospesi nel tempo, a perderci nei nostri sguardi, in lentissimi gesti, consci di non essere un pericolo reciproco.

Scorrono molte ore e il freddo mi entra dentro le ossa.
Devo scendere per tornare al piano, consapevole di aver condiviso un momento della mia vita seduta sull’erba in compagnia del Re delle Alpi. 


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3150 m. s.l.m

I metri di neve non si arrendono all’estate. Uno stambecco si crogiola sulle rocce godendosi la luce del tramonto. Sono le sei di sera di una giornata d’estate.

I raggi di sole non vogliono lasciare il posto alle nuvole minacciose che iniziano a ricoprire il cielo.

Arriva un debole temporale e subito se ne va, spinto via dalle raffiche di vento. L’aria è ora più frizzante, con il sereno.

Un sasso scende dalla cima, rotolando sulle rocce sottostanti, schizzando gocce d’acqua, terminando la sua discesa in una pozzanghera.

Alzo lo sguardo per scoprire chi l’ha spinto a valle.
Su in alto incrocio lo sguardo incuriosito di una mamma stambecco.

Ci guardiamo, si scrolla la pioggia dal mantello e restiamo beate ad asciugarci fino al calar del sole.


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2541 m. s.l.m

Cielo limpido di un bel blu intenso.
Osservo il versante per decidere dove salire.
La montagna ha ancora lunghe chiazze di neve, slavine disfatte, macchie di coltre bianca soffiata dal vento. Affronto i primi 200 metri di dislivello, il pendio è sempre più scosceso. Devo agganciare i ramponi agli scarponi per restare aggrappata al terreno.

È mezzogiorno. Nulla si muove, solo il vento accarezza le minuscole eriche.

Un tacito accordo accomuna le creature delle cime: a mezzogiorno il silenzio è d’obbligo, è l’ora della siesta per tutti.

Ne approfitto per trovare il mio punto d’osservazione, salendo sempre più in alto.

Fiiiii! Un fischio mi indica che sono arrivata.
Due zampe posteriori spariscono nel vuoto tra il grigio delle rocce.
Lo stambecco riappare subito dopo mostrandomi solamente le corna, vuole essere certo che lo abbia notato.
Mi siedo e attendo.
Il vento rinforza il suo soffio, le nuvole si rincorrono veloci nel cielo e le eriche danzano ora freneticamente.

I cespugli proiettano ombre scure alternante dal rosa dei fiori. Odo un lieve rumore, differente e nuovo. Qualcosa si sta lentamente ma inesorabilmente avvicinando. Creo un diversivo picchiettando con la piccozza su di un sasso.
Qualcosa che striscia: è una vipera.
Sorpresa mi guarda e cambia direzione. Subito dopo spunta una seconda vipera, si avvicina e furtiva striscia sotto al masso dove ero seduta. Un’altra testolina ancora, esce allo scoperto da lì sotto guardandomi, sembra intimorita.
Mi alzo molto adagio, tenendo saldi i nervi. Ecco che arriva una quarta vipera, sibilando controlla cosa stia succedendo.

Mi rendo conto di essere seduta sopra la loro casa, proprio sulla loro tana. Mi scuso per l’intrusione e mi allontano in punta di piedi.


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2347 m. s.l.m       

Osservo le marmotte giocare tra le sorgenti, su un ripido pendio.

Di colpo una marmotta si blocca, si alza sulle zampe posteriori e ascolta. Le altre la imitano.
Immobili e nel medesimo tempo come scosse da brividi di paura.

Non vedo ancora cosa le ha allarmate. Un unico fischio, uno solo. Il pericolo viene dall’alto.
Gli avvertimenti sono sempre più urgenti, costeggiano il versante come un domino. Poi tutti i rumori scompaiono.
La valle è avvolta da un silenzio inquietante.

Una grande ombra oscura una giornata di cielo terso, solo per un attimo. Sorvola la cresta.
Arriva planando accompagnata dal vento. Eccola: l’aquila reale.

Il tempo sopra le rocce si ferma. Il pericolo è qui, è reale, è concreto.

Le marmotte si sono gettate alla ricerca della salvezza nelle loro tane.

Le femmine di stambecco, sentinelle attaccate alle rocce, sono prese dal panico. Fischiano, disperate.

L’aquila attenta volteggia, nella leggerezza dell’aria, senza sosta.

Il gorgoglio dell’acqua non copre le urla strazianti del piccolo stambecco acciuffato dagli artigli.
Con le lacrime agli occhi distolgo lo sguardo. Non voglio vedere l’aquila lasciarlo cadere nel vuoto.


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3261 m. s.l.m

Lascio il paese e salgo. Abbandono il sentiero. Mi avventuro tra le rocce. Attenta e con fatica arrivo sopra i 3000.

L’erba ha lasciato il posto alle rocce, qualche fiore dai delicati petali lilla spunta qua e là.

Sono sola, a un passo dal cielo. Sotto il vuoto.

Il silenzio è spezzato dal rumore di sassi che rotolano a valle. E da colpi di corna che sbattono, per sfida e per gioco.

Mi avvicino senza disturbare.

Il tempo si ferma, per un lungo istante.

Occhiate interrogative, fischi d’allarme.

Attendo in silenzio gli sguardi di approvazione, di essere accettata come spettatrice.

Lentamente, mi siedo sui sassi.

Attorno a me creature dalle lunghe corna riprendono a giocare.

Assieme ascoltiamo il vento.

Le raffiche portano emozioni: le afferro vivendo l’istante, le lascio planare per poi acchiapparne delle nuove.


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3080 m. s.l.m

Le nuvole corrono veloci trasformando con le loro ombre l’erto pendio.
 
Le cime ridisegnate dal ritiro dei ghiacciai donano nuove lunghe passeggiate sulle rocce. Ad ogni passo si sgretolano senza rumore.

Gli strapiombi ormai nudi dalla bianca coltre, permettono alla vita d’alta quota nuovi percorsi da attraversare.

Nuovi regni da esplorare.

Nuovi anfratti da conquistare.

Nuove pareti rocciose da perlustrare.

Tra ciuffi d’erba e stelle alpine, nuovi meravigliosi pendii impervi da condividere, con le aquile.


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2920 m. s.l.m

Un tramonto infuocato si sta lentamente trasformando in una pacata e tranquilla limpida notte.
Avvolta dal cielo stellato, all’ombra della luna e dai pini, una femmina in piedi su un picco lascia vagare lo sguardo nel vuoto. Poco distante un rumore sordo, portato da un soffio di vento, si scontra con le rocce sottostanti e si perde nel nulla.

- Cos’è stato? - si chiede.
Si volta a guardare i suoi cuccioli e le altre compagne. Dormono.
-Possibile che lo abbia sentito solo io? -

Poco dopo, un sasso ruzzola fino a valle. Nel buio si ferma incastrato tra i massi.
Attenta e vigile, mamma stambecco si chiede chi possa aver provocato la caduta di quella pietra.
Annusa l’aria. L’unico odore che le arriva alle narici è quello dei suoi piccoli, beati immersi in un sonno profondo.

Il vento non mi aiuta - si dice tra se e se, non riesco a fiutare quello che succede su quel pendio - pensa un po’ agitata con una smorfia.

Alza un’altra volta il naso per aria, l’annusa ancora. Niente. Nessun odore e nessun rumore. Tutto tace. Pure il vento si è concesso una pausa. Silenzio totale.

Resta in attesa.

L’apprensione e la paura per una fuga notturna svaniscono. Adagio i battiti del cuore tornano regolari.

Mamma sentinella sorveglia i cuccioli. Il suo sguardo si posa su quell’intreccio di zampine. Sui sospiri provocati dai sogni. Su quelle macchioline scure che tra non molto cresceranno per diventare imponenti corna.

Con un sorriso alla vista di tanta tenerezza, torna a montare la guardia, attendendo l’alba.


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2480 m. s.l.m

Un giovane stambecco: non vuole restare sdraiato a ruminare.

Vivace e curioso si avvicina saltellando ad alcune marmotte che si crogiolano sulle rocce al tepore del sole autunnale. Altre preparano meticolosamente i loro giacigli con ciuffi d’erba.

Giunto in prossimità di un anfratto si ferma oscurandone l’ingresso.

Un minuscolo musetto si affaccia guardingo.

Annusa l’aria, si accerta di cosa sia quella grande ombra. È il suo compagno di giochi. Sgattaiola fuori dal nascondiglio correndo nell’alta erba, inseguito dal suo amico stambecco.

Momenti di infinito divertimento sotto gli occhi attenti delle rispettive mamme in attesa dei lunghi mesi invernali. 


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2731 m. s.l.m

Lʼautunno reclama il suo spazio. Si presenta orgoglioso. La temperatura graffia lo zero.

Cammino da molte ore sotto una limpida alba. Intorno il silenzio. Imponenti pini e larici dorati proteggono i sogni. Un lento movimento attira la mia attenzione.

Nell’erba un giovane stambecco assonnato ma attento, mi osserva. Reclina la testa e con le corna si gratta la schiena, distogliendo lo sguardo per un attimo.

Poi mi fissa: - Mi sono accorto di te, sai? Faccio finta di nulla ma ti tengo d’occhio da quando ho sentito il rumore dei tuoi passi. -

Un lungo e disperato bramito scuote la valle cogliendoci di sorpresa. Un lamento struggente nel buio. Restiamo in attesa. Il bramito si allunga, più profondo, più angustiato rompe ancora Il silenzio.

In quel preciso istante, con gli occhi lucidi per lʼemozione nel cuore osservo lo stambecco. Ascoltiamo insieme una lunghissima dichiarazione dʼamore. Urlata a pieni polmoni da un innamorato, fremente di desiderio, alla ricerca della sua amata.
Recita con cura e trasporto per lunghe ore, l’instancabile romantico. È il Re dei boschi, il Cervo.

Assistiamo in disparte riscaldati dai primi raggi di sole, sperando che i suoi sforzi facciano breccia nel cuore della sua femmina.


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2026 m. s.l.m

Il primo sole rischiara le cime dei larici imbiancati.

Dopo giorni di intense nevicate i raggi irradiano i fiocchi provocando uno scintillio costante.
Da ogni angolo si osservi, minuscoli sfavillanti diamanti di neve marcano i bordi delle cime.

Le rocce si illuminano.

Tra tronchi e rami spezzati, tra il chiaro e lo scuro, si scorgono movimenti lenti e silenziosi.

Mi fermo in una zona d’ombra. Tendo l’udito per capire da dove arrivino quei lievi rumori.

Ascolto.

Nell’intimità della vegetazione, appartati, uno stambecco maschio amoreggia con la sua femmina.
La coda ritta e il capo reclinato danno inizio a un lungo corteggiamento.

Lei, lusingata si avvicina a quel dolce e tenero flirtare. Appoggia con timore il suo morbido muso su quello del maschio.

Mi volto e lentamente ridiscendo, lasciando i due amanti indisturbati nel loro rito amoroso.


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Tra le neve e la vita. Un filo d’erba secco

2360 m. s.l.m


Mi arrampico per raggiungere le grandi altezze dove si respira aria gelida.
Nel regno delle forme astratte, su silenziosi pendii innevati, apparentemente deserti.

Salgo, con me il primo raggio di sole.

Mi guardo intorno. L’abbondante coltre bianca ha cambiato i profili delle vette.

Il vento con la sua forza, soffiando gelide carezze composte da candidi fiocchi bianchi, ha reso soffice e morbida anche la più appuntita delle rocce. Qua e là sbuca qualche roccia resistente alla forza del vento.

Impronte nella neve alta. Impronte di chi vive sospeso tra cielo e terra. Sono le parole scritte da creature uniche che sopravvivono a interminabili grigie e fredde giornate. A notti rigidissime. A lunghissime ore, immobili e immersi nelle tormente.

Tracce a testimoniare la disperata ricerca di un filo d’erba, secco.

Lettere che ne testimoniano la vita.

Segni sfuggenti destinati a sciogliersi al primo carezzevole sguardo del sole primaverile.


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1968 m. s.l.m

I primi timidi fiocchi di neve cadono dal cielo. Sulle vette ci si prepara al lungo inverno.
La natura in silenzio riduce le energie.

C’è chi rimane sveglio, infreddolito ma attento.

Chi si è già ritirato nella sua tana, preparata con cura durante l’autunno, si abbandona ai sogni sulla prossima estate, per sprofondare in un lungo letargo.

E chi risparmia le forze.

Sul fondovalle l’essere umano prepara le gare dei mondiali di sci. Sfileranno e gareggeranno atleti in cerca di vittorie e fama, bramano record, cercano l’estremo.

E gli stambecchi?

Vivono in condizioni estreme, sopravvivono a temperature da record e sono il Re delle Alpi, meravigliosi e meravigliose.

A pochi mesi di vita resistono già al gelo, sopportano i lunghi mesi invernali immersi nella neve, pronti a combattere la fame.

In primavera i loro trofei ricrescono, un altro anello si aggiungerà alle corna. Un premio, che testimonia di aver vinto per un altro anno ancora la competizione per la sopravvivenza e contro la fame. È stata dura ma ce l’hanno fatta.


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2120 m. s.l.m

Un bianco ovattato avvolge le sagome delle montagne. Fatico a distinguere il cielo dalla terra.

Abbasso lo sguardo alla ricerca del sentiero. Quasi non vedo i miei scarponi.

Tempo di fermarsi.

Ho paura, paura di perdermi. Questo pensiero mi entra dentro.
Non mi basta averlo percorso tante volte per sfidare la neve e la nebbia che si infittisce.

Resto immobile e guardo davanti a me. Bianco. Giro la testa. Bianco. Cerco di abituarmi a questo candore, chiudo gli occhi, li riapro. Un senso di vertigini mi prende lo stomaco.

Un fischio improvviso - Fiiiiiii! Sono qui -

Cerco di mettere a fuoco. Un’ombra scura mi si para davanti. Mi guarda. Si gira. Fa per scappare.

Ma poi ci ripensa.


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2830 m. s.l.m

Una notte di luna piena, come molte altre notti. Salgo sacco in spalla, come molte altre volte.
Cammino e cammino e cammino per quasi tre ore. Arrivo. Preparo la mia postazione. Pronta. Attrezzatura, lampada frontale e termos con tè caldo. Le stelle brillano in cielo. I colori virano da caldi a quelli più freddi della notte.
Attendo che la luna salga, avvolta in una coperta termica, sdraiata sullo zaino.

La vita tra le vette si sveglia quando il mondo, giù in basso già dorme.

Aspetto. Aspetto le ombre animate, le ombre che giocando con il chiaro di luna. La vista adatta a questa luce naturale.
Un rumore… si muove qualcosa ! L’immaginazione e l’emozione mi suggestionano. Non vedo e non c’è nulla.
Il tempo scorre, la notte è sempre più lunga.

Sassi ! Sassi in movimento. Li sento bene. Qualcuno è arrivato. Sta attraversando un punto critico. Una frana ha portato con sé molti sassi. Una sagoma scura, due sagome scure, tre, quattro. Non distinguo: stambecchi o camosci ?

Spunta un corno. Il mio cuore batte a mille. La regina e la luna.


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2023 m. s.l.m

Sulla ripida parete di rocce color bronzo un giovane stambecco si sposta agile sulle sporgenze.

Il gioco va avanti sino all’arrivo del più anziano del gruppo.

- Figliolo, scendi, vieni qui da me. - sottolinea con un movimento delle corna.

-Arrivo nonno! Dimmi? -

Ascolta: sei cresciuto e da adesso vivrai con gli adulti. Le tue corna cresceranno e quando saranno abbastanza lunghe potrai grattarti la schiena come fanno i grandi. Imparerai che cosa è la vita. Ti insegneranno che è preziosa. Sia la nostra che quella degli altri.-

- Come mi insegneranno? Nonno tu dove sarai? -

Con un attimo di esitazione il nonno risponde all’inseparabile nipotino.

- Io sono molto vecchio e molto stanco. Questo inverno è stato più duro di tutti gli altri. - Un sospiro e poi continua.

- Ti stavo dicendo figliolo. -
Il vecchio prende una pausa per scacciare una lacrima.
- Ti troverai in molte situazioni, alcune belle di grande gioia, altre molto brutte, di paura. Non sarà sempre semplice, ma ricordati, vivi tutte le tue emozioni. Le porterai con te, sui pendii.
Non dovrai nasconderle nella neve o dietro un masso. Quando il vento soffierà, non preoccuparti, non verranno spazzate via.
Le emozioni, quelle vere, importanti, rimarranno per sempre al sicuro nel tuo cuore. Ti accompagneranno in ogni tuo balzo e in tutto ciò che farai. -

Il discorso si interrompe rotto dalla commozione. Il nonno ha smesso di parlare. Il nipotino con l’innocenza di un cucciolo, si volta, mosso dalla voglia di tornare a giocare e gli urla:
- Grazie nonno, ti voglio un mondo di bene! -


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Professione

Sono nata molte primavere fa a Lugano.

La mia professione di Visual Designer, formazione conseguita a Berna, mi ha portato a vivere lontana dal Ticino.
Berna, Losanna, Engadina.

Il mio lavoro, mi ha permesso di imparare e vivere allo stretto contatto con la fotografia.
Dalle camere oscure, alle più moderne tecniche digitali.

Attività che mi ha fatto innamorare della fotografia naturalistica e della montagna. 



Seguimi  
mi puoi trovare qui…

scrivimi pure in italiano,
oder im schwiizerdütsch,
sche ti vul era en sursilvan, ou en français


Rocce

Sono affascinata dalla spettacolarità dei picchi che tentano di sfiorare il cielo.

Dalla bellezza stupefacente della composizione armonica tra neve, ghiacciai, laghi, sassi, larici e pini.

Dall'adattabilità della natura vegetale e animale, testimoni di ingegnosa sopravvivenza che abita i tremila.

Dagli incontri straordinari con silenziose creature selvagge, che popolano anfratti, vette, boschi e vallate.



Atrezzatura 
DC-GH5
4K/60p video - 6K PHOTO

LEICA
DG VARIO-ELMAR H-RS100400 da
100-400 mm / F4-6.3 ASPH. / POWER O.I.S.

LEICA
DG VARIO-ELMARIT 12-60 mm / F2.8-4 ASPH. / POWER O.I.S.


Ossessione

La mia passione mi permette di seguire la mia ossessione:
il Re delle Alpi, lo stambecco.

Abbandonare i sentieri ed iniziare a salire in silenzio su rocce sporgenti e passare numerose giornate in sua compagnia,
mi hanno insegnato a conoscerlo,
ad osservarne le abitudini,
gli spostamenti,
ad entrare nella sua vita.

Animale straordinario, che malgrado la fragilità della specie, ha una forza incredibile di resistenza e sopravvivenza.

Mi sento privilegiata a poter condividere attimi unici con queste meravigliose creature.

In loro compagnia,
si accentua la consapevolezza di quanto la vita sia preziosa,
non solo la mia,
ma anche quella di tutte le creature che popolano la terra.

Lo stambecco

È conosciuto soprattutto per essere forte e agile nello scalare le pareti più ripide.
Rapido a sparire tra le creste più inaccessibili. Resistente nel percorrere considerevoli distanze. Robusto nel sopportare rigide temperature. Malgrado queste caratteristiche straordinarie è una delle speci maggiormente a rischio per la sua estrema fragilità.

La credenza che le montagne fossero dimora di esseri malvagi e mostruosi, ha portato alla fine del 1800 allo sterminio della specie e alla quasi totale estinzione. Solo pochi esemplari che vivevano sul massiccio del Gran Paradiso si sono salvati.

Tutti gli individui che attualmente popolano le Alpi discendono da un’unica famiglia. Non essendoci variabilità genetica, la capacità del sistema immunitario di rispondere all'attacco di malattie o infezioni risulta praticamente nulla.  Se gli individui sono molto diversificati geneticamente fra di loro, in caso di arrivo tra la popolazione di un agente patogeno, è maggiore la probabilità che ci sia qualche individuo in grado di resistere all’infezione o di guarire. Se invece la variabilità è bassa, o quasi nulla come nel caso dello Stambecco delle Alpi, le probabilità sono poche e questo può essere letale per tutta la popolazione.

Le attese saranno lunghe, ma mi basterà alzare gli occhi e guardarti per sapere che nulla potrà cancellare quello che verrà scolpito nel più profondo, ogni volta che i nostri sguardi si sono incontrati.
Perché fotografare, immortalare, impostare, ritoccare, cancellare, tutto questo lo si può fare con una macchina fotografica. Ma quello che fotografi con gli occhi, il naso, le orecchie, la pelle e il cuore, è unico e sarà per sempre solo nostro.

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Emma und ihr König - Emma e il suo Re

Esposizione permanente

Caffè-Bar Emma  
Untere Gasse 27
Altstadt Chur 

I miei lavori sono stati esposti in differenti paesi, alle biennali d’arte contemporanea come ad esempio, la Biennale d’Arte Contemporanea di Firenze, al Castello Estense di Ferrara, Arconi al Palazzo dei Consoli a Gubbio, Swiss Space Art di Losanna.
In molte gallerie come la galleria Royal Opera Arcade e la Galleria Pall Mall di Londra.
Nei musei, museo d’arte contemporanea di Chianciano Terme, Old Jaffa Museum di Tel Aviv e nelle vostre case.

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